Vittorio Alfieri, il fascino del titano
Se volete accostarvi ad una figura italiana di assoluto carisma personale ed artistico come Vittorio Alfieri (Asti, 1749- Firenze, 1803), vi consiglio la sua Vita, la biografia che compose, non senza ragione, a poco più di quarant’anni. Ma del resto un vissuto tanto intenso necessitava un’opera che lo racchiudesse, come afferma l’autore: “Il parlare, e molto di più lo scrivere di sè stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di sè stesso. Io dunque non voglio a questa mia Vita far precedere nè nedeboli scuse, nè false o illusorie ragioni…”. Ed ora qualche piccolo “flash” che possa dare l’idea di cosa stiamo parlando: a sette anni Alfieri rischiò la morte per avvelenamento alla maniera di Socrate, ingerendo cicuta nel giardino di casa; a poco più di vent’anni, tornato nell’amata città di Londra, ha un “fierissimo intoppo amoroso” che lo porta al duello con il marito della donna di cui è innamorato, cui segue il ripudio, in tutta tranquillità (strana cosa la gelosia inglese, commenta l’Alfieri) ed infine il “disinganno orribile”: la donna oltre che un marito ed Alfieri, aveva “amato” anche il palafreniere del consorte…; tornato in Italia dopo il lungo Grand Tour per l’Europa, nel 1775 inizia finalmente a comporre, e poco dopo si lega a Luisa Stolberg, con cui vivrà fino alla morte. Nel 1789 la coppia fugge in carrozza da Parigi, in preda ai tumulti rivoluzionari, e riesce a tornare a Firenze; a “quarantasei anni suonati” il conte Alfieri si dedica ai classici greci, imparando la lingua e poi inventando l’”Ordine di Omero” ; muore l’8 ottobre 1803 di malattia, a 54 anni, mentre la sua biografia si era conclusa il 14 maggio con un congedo in greco.

