Articoli marcati con tag ‘Eugenio Montale’
Eugenio Montale, dai “Mottetti” (Le Occasioni, 1939)

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.
Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.
Il mottetto sopra riportato appartiene alla seconda raccolta poetica di Eugenio Montale, Le Occasioni, scritta all’indomani dello scoppio della seconda guerra mondiale. Leggi il resto di questo articolo »
Le due facce della lirica “moderna”
Stephane Mallarmè, poeta parigino nato nel 1842, appartiene al cosiddetto “Simbolismo”, quel movimento artistico che, in ambiti diversi, mirò al raggiungimento e all’espressione di una dimensione “altra” rispetto a quella fisica e tangibile. Il discorso poetico di Mallarmè, che come il più giovane Rimbaud è figlio di Baudelaire, si radicalizza però ben presto verso una poesia astratta, che esiste nel solo linguaggio, cifra dell’assoluto. Poesia come mezzo di conoscenza e autenticità, che si serve di una lingua lontana da quella “della Tribù”, alla ricerca della purezza (il che significa, sostanzialmente, distacco del linguaggio dalle cose, o meglio autoconsistenza e autoreferenzialità del linguaggio). Leggi il resto di questo articolo »
Tradurre è tradire…
Aveva davvero ragione Vittorio Sereni, poeta e a sua volta traduttore: “La traduzione non è semplice riscrittura, è una nuova creazione dall’originale”. Tradurre è tradire, dunque, come avrà sperimentato chiunque si sia dedicato almeno una volta nella vita ad una versione, ad una poesia, insomma ad un qualsiasi testo in una lingua straniera. Ma cosa significa l’espressione – apparentemente paradossale – “creazione dall’originale”? Leggi il resto di questo articolo »
Eugenio Montale: “Non chiederci la parola”

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo Leggi il resto di questo articolo »




