Saffo, poetessa dell’antichità
La poetessa Saffo, vissuta sul’isola di Lesbo probabilmente tra il VII e il VI sec. a.C, è una delle voci più penetranti e memorabili della lirica greca. Le fonti la descrivono di bassa statura e carnagione scura, non bella, di origine aristocratica, sposata e con una figlia, e soprattutto a capo di un Tiaso, la scuola femminile equivalente del simposio, in cui le giovani venivano educate all’amore e alla vita domestica e familiare. La produzione poetica in nostro possesso annovera poco meno di 200 frammenti e circa 70 testimonianze; la poesia all’interno del contesto del tiaso aveva essenzialmente una funzione educativa, celebrativa e di condivisione affettiva, ed è in gran parte amorosa, almeno per ciò che ne è rimasto. Saffo ebbe fortune alterne durante i secoli: dopo l’oblio dovuto alla lingua dei testi, il dialetto lesbico, è seguito il medioevo dei Padri della Chiesa, avverso soprattutto alla sua biografia, presto trasfigurata, ed infine la riscoperta nell’età moderna (si pensi all’Ultimo canto di Saffo del Leopardi).




