Pasolini e i suoi “Ragazzi di vita”

pierpaolo_pasolini_2Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini fu pubblicato da Garzanti nel 1955, ricevendo subito una severa condanna per “pornografia” che interessò tanto lo scrittore quanto l’editore. Cosa scatenò tanta indignazione?! Fu il mondo rappresentato nel romanzo, l’universo dei borgatari romani impegnati in furti, prostituzione, raggiri e scommesse in una Roma “sporca”, immortalata all’indomani della seconda guerra mondiale, o meglio la sua fedele rappresentazione linguistica? In un’Italia appena entrata nell’era del boom, che si apprestava a venir educata all’uso dell’italiano corretto dalla televisione, dovette apparire quantomeno vergognoso l’uso indiscriminato del dialetto romanesco, soprattutto nella sua accezione peggiore, ossia per veicolare i miti della violenza e della delinquenza, i soli conosciuti dai “ragazzi”. L’operazione linguistica compiuta da Pasolini, d’altra parte, andava proprio nella direzione del realismo più accurato, al fine di restituire un ritratto fedele e vitalistico di quella adolescenza emarginata sul punto di farsi contaminare dal tanto criticato “progresso”. Forse ciò che sconvolse maggiormente fu inoltre l’assenza, nel romanzo, di una posizione radicalmente “altra” nei confronti del mondo narrato: la voce narrante, anzi, adotta sovente il punto di vista dei personaggi, nonchè le loro espressioni, creando uno stridente pastiche che non può sfuggire anche all’orecchio meno “allenato”. Nel luglio del ’55 l’opera fu infine assolta pienamente, complici le testimonianze ad essa favorevoli levatesi da parte della critica.

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