Parodia e desolazione in “Cat’s cradle” di Kurt Vonnegut
Kurt Vonnegut è uno scrittore americano che non ha bisogno di presentazioni: deceduto da poco (nel 2007), fu un autore sicuramente eversivo, clownesco, eppure al contempo amaramente realista. Le sue opere, che si collocano a partire dal 1950, appartengono al filone del dark humour e del postmoderno fantascientifico. In particolare Cat’s Cradle, (Ghiaccio Nove), edita nel 1963, al tempo del possibile scoppio della III Guerra Mondiale, è la disincantata storia della stupidità umana, con una prospettiva apocalittica e parodica che coinvolge indifferentemente personaggi, idee, valori e lo stesso linguaggio. La parola del romanzo è infatti volutamente inaridita, infantile, i dialoghi insensati e le citazioni letterarie stravolte, il tutto all’insegna di una visione grottesca e amara tipica dello scrivere di Vonnegut.



















