L’illusione della “scienza della letteratura”

cilindro_letteraturaArte e scienza, eros e logos, irrazionalità e razionalità, si sa, sono divise dai tempi di Dioniso e Apollo: al primo spettano il mistero, l’inquietudine, l’oscuro, al secondo l’ordine, la chiarezza, l’intelligibilità. Eppure c’è stato un periodo in cui i due impulsi, per quanto riguarda l’analisi letteraria, sono stati (indebitamente) riuniti, all’insegna dell’utopia di creare una “scienza della letteratura”. Tale periodo è noto come Formalismo russo e poi Strutturalismo: movimenti originatisi negli anni ’20 e ’30 dello scorso secolo che coinvolsero studiosi di diverse nazionalità e provenienze, fra cui i più famosi sono sicuramente Ferdinand de Saussure, Roman Jakobson, l’americano Bloomfield ed infine Roland Barthes, che abbiamo recentemente incontrato. Il fulcro attorno al quale ruotarono le tesi di questi linguisti più o meno rigidi, fu il tentativo di dare una definizione di letteratura attaverso l’individuazione di criteri intrinseci, indiscutibili in quanto appartenenti alla materia linguistica e letteraria stessa, e dunque a prioristici, non desumibili dall’esterno come volevano gli approcci “impressionistici” che legavano la letteratura alla storia, alla cultura del tempo, alla biografia dell’autore, alla vita insomma. Di fronte al dilemma “Cosa rende tale un’opera letteraria, cosa la distingue da ciò che artistico non è?” costoro proposero dunque definizioni e soluzioni al problema che spesso portarono all’autoreferenzialità e all’autosufficienza del testo, alla sensazione che esso viva da solo, persino slegato dalla mano che lo ha “forgiato” (è “la morte dell’autore” di cui parlò lo stesso Barthes in un discusso saggio). Il linguista russo Jakobson tentò ad esempio l’individuazione della “funzione poetica”, la cui predominanza renderebbe “letterario” un testo, giungendo però poi alla conclusione che solo al lettore spetta l’individuazione di tale funzione, e dunque in definitiva l’assegnazione di letterarietà o poeticità. Fu solo una delle tante prove che ci portano ancora una volta al di fuori del testo, in uno spazio che va oltre le pagine del libro e le lettere impresse sulla pagina, e che ci dimostrano quanto Apollo e Dioniso vogliano agire separati… :D

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