John Keats, tra bellezza e disperazione

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“Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”. Così suona l’epitaffio scritto di suo pugno da John Keats, poeta londinese morto nel 1821 a Roma, a soli 25 anni. Quello che per le generazioni future sarebbe stato uno dei poeti più grandi dell’età romantica, nonchè una delle voci più profonde e significative dell’intera letteratura inglese, morì di tisi fra gli splendori di Piazza di Spagna ritenendosi un fallito. Le sue opere, fra cui ricordiamo le odi (Ode on a Grecian urn, Ode to a nightingale, ad esempio), The Eve of St Agnes, Endymion, furono spesso biasimate dai critici, ma al contempo apparvero uniche e potenti ai poeti della sua generazione (si è soliti accostare Keats ai romantici della seconda generazione come Shelley e Byron, per distinguerli dai più anziani Wordsworth e Coleridge). La vita del poeta fu contraddistinta dall’incessante ricerca della bellezza e dell’incanto, nella natura come in poesia, che egli infine identificò con la sua musa, l’amata Fanny Brawne, ma anche dal duro riscontro con la realtà (la morte per malattia del fratello, le difficilissime condizioni economiche, il contrasto fra ambizioni poetiche ed esigenze pratiche, la sua stessa malattia, infine). Per accostarvi alla figura di Keats, se “temete” l’approccio diretto ai suoi versi, la cui comprensione richiede comunque un buon bagaglio di conoscenze classiche, vi consiglio il film attualmente nelle sale Bright star di Jane Campion; il lungometraggio, che si concentra soprattutto sulla vicenda amorosa del poeta con Fanny, non manca di rendere però giustizia alla sua grande poesia, presente fino ai titoli di coda.

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