Il Neoclassicismo e il sogno della bellezza perduta

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Spesso si sente parlare di “Classicismo”, “Neoclassicismo”, “Neoclassico” applicato alle arti figurative  e non, ma cosa significano con esattezza questi termini? Innanzitutto “Classico” nasce, nella latinità, come termine applicato allo status degli scrittori: “classici” erano infatti quelli di ceto abbiente. Nel corso dei secoli il termine si va abbinando agli antichi, fino all’età romantica, in cui gli artisti, proclamandosi “moderni”, rifiutano tutto ciò che è classico nel senso di “passato”. Vi è infine il significato valoriale di classico nel senso di “eterno”, “irrinunciabile”, “evergreen”, per dirla all’inglese. Tutte queste accezioni si applicano naturalmente ad ogni oggetto, poetica, autore a prescindere dalla sua collocazione temporale o spaziale (e così possiamo parlare del classico Omero come dei classici del genere Western fino ai jeans, un classico dell’abbigliamento moderno). Quando invece ci riferiamo al “Neoclassico” intendiamo una stagione artistica e culturale ben precisa, quella che in Europa precede la Rivoluzione Francese e si estende fino al declino napoleonico, caratterizzata dalla riscoperta della “classica” antichità greca (e romana) e dal vagheggiamento della mitica età dell’oro da essa rappresentata. Neoclassici furono così Le tre grazie del Canova come Il giorno di Giuseppe Parini, i quadri tesi a celebrare la grandezza di Napoleone di Appiani o David come I Sepolcri di Ugo Foscolo. Il periodo neoclassico, che precede e spesso addirittura prelude al Romanticismo, fu dunque all’insegna della ricerca della bellezza, della forma pura a riscatto di un presente triste e spesso vile (fatto di guerre, tumulti e compromessi), dell’imitazione dell’antico, dell’inesauribile sete di armonia ed equilibrio da ricercarsi nella natura ma soprattutto nell’arte, dalla musica all’architettura, dalla poesia  alla pittura e alla scultura. Per avere una veloce idea di cosa fu questa stagione, che venne presto smentita dalla storia, leggete gli scritti dell’archeologo e teorico Winckelmann, cercate le opere del Canova, o se siete di Milano e dintorni, ammirate La Scala, La Villa Reale o Palazzo Belgiojoso nel capoluogo lombardo. Parteciperete così della loro “nobile semplicità” e “quieta grandezza”.

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