Fiabe, favole&co.

John_Bauer_1914Oggi parliamo di favole: a differenza di quanto si pensa spesso, questo mondo non è affatto “infantile”, sebbene queste narrazioni abbiano una valenza fondamentale per la formazione e la crescita del bambino. Le fiabe, o favole (la differenza è assai lieve), possono infatti essere analizzate anche da un punto di vista letterario, e divenire dei veri e propri capolavori (pensiamo a quelle composte da Oscar Wilde, Il principe felice o Il gigante egoista, ad esempio). Le storie fiabesche sono soprattutto però dei grandi “contenitori” in cui trovano spazio desideri, paure, sogni e debolezze ancestrali, che la narrazione cristallizza in personaggi ed azioni ricorrenti, e in effetti non esiste fiaba senza  la ripetizione, la riproposizione di un mondo ben più ordinato di quello reale, in cui buoni e cattivi, protagonisti ed antagonisti, oggetti malefici o benefici, luoghi orrorosi o ameni sono sempre perfettamente delineati. Come ricordo disse una volta Michele Mari a lezione, “Provate a cambiare qualcosa in una favola… il bambino a cui la raccontate si ribellerà e ne rimarrà sconvolto!”. La favola appare dunque un sistema assai coerente, in cui valori, personaggi ed azioni, così come il linguaggio, si mantengono invariati, spesso con chiari fini edificanti ed educativi. Ma ciò non esaurisce l’universo della fiaba/favola: per analisi più approfondite si vedano i lavori di Vladimir Propp, studioso russo che in Morfologia della fiaba individuò le 31 funzioni della fiaba popolare, con l’illusione poi di poterle trasferire a qualsiasi testo letterario, e soprattutto il saggio di Tolkien On fairy stories.

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