Con tutta questa neve… viene in mente il Romanticismo
Cosa vi viene in mente quando sentite parlare di “Romanticismo”? Se la risposta è: “i baci Perugina”, potete anche chiudere subito questa pagina e andarvi a cercare un blog dedicato a Federico Moccia. Se invece questa parola evoca in voi il ricordo di grandi scrittori e grandi artisti (come William Turner, di cui ho scelto l’opera Tempesta di neve come emblema), grandi ideali e spesso altrettanto grandi utopie, siete nel posto giusto. Il Romanticismo è infatti quel movimento culturale di portata internazionale che, con tempi e spesso modalità notevolmente differenti, andò a coinvolgere ogni arte, figurativa e non, dalla fine del ’700 per buona parte del 1800. Per dare un’idea delle molte forme che esso assunse, pensiamo al romanticismo cattolico e paternalistico de I promessi sposi di Alessandro Manzoni, che pure è romantico tanto quanto L’incubo del pittore Fussli, e il gotico che poi ne derivò. Altri figli di questa temperie furono poi l’estetica, quel modo di sentire che non si appella più al razionalismo cartesiano, bensì al “gusto”, già teorizzato dall’”illuminista” Kant, ma anche quelle tele che espressero appieno il “sublime“, ovvero il sentimento di colui che trovandosi di fronte all’immensità di un cielo stellato, al fragore di un’imponente cascata, o ancora ad una tempesta di neve, si sente impotente e grande insieme, partecipe del mistero della natura e del tempo e nel contempo sua vittima.




