Charles Baudelaire, Les Chats

I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio della casa, come loro freddolosi e sedentari.
Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e l’orrore delle tenebre; l’Erebo li avrebbe presi per funebri corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza.
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano addormirsi in un sogno senza fine;
le loro reni feconde sono piene di magiche scintille e di frammenti aurei; come sabbia fine scintillano vagamente le loro pupille mistiche.
Questo sonetto di Charles Baudelaire fu pubblicato il 14 novembre 1847 sulla rivista Le Corsaire e fu poi incluso ne Les Fleurs du Mal . Sebbene sia un’opera giovanile, presenta un raffinato gioco di simboli e rispondenze che attrassero l’attenzione del linguista Roman Jakobson e dell’antropologo Lévi-Strauss, che ne scrissero una dettagliata analisi a quattro mani al fine di “comprendere di cosa fosse fatto un sonetto di Baudelaire”. Al di là delle puntuali analisi linguistiche, retoriche e metriche, possiamo individuare alcuni elementi significativi ed utili per la lettura:
- LE CATEGORIE DEL SENSUALE (fervidi innamorati, gatti dolci, voluttà, orrore delle tenebre) E DELL’INTELLETTUALE (austeri dotti, amici della scienza, silenzio)
- LA TRASFORMAZIONE DEL GATTO DA FIGURA CONCRETA A MITICA E FAVOLOSA, NEL TENTATIVO DI AFFERRARNE LA NATURA SEGRETA (grandi sfingi allungate… magiche scintille… pupille mistiche)
- IL DISPIEGAMENTO DI MEZZI RETORICI, FONICI, LESSICALI, SINTATTICI CHE COSTRUISCONO UNA FINE ARCHITETTURA CAPACE DI RISPECCHIARE LA LOGICA DEL DISCORSO




