Catullo: l’amore e la poesia al centro dell’esistenza
Gaio Valerio Catullo, il poeta di Verona vissuto nel I sec a.C., non ha bisogno di molte presentazioni. Egli è ricordato soprattutto per la sua poesia amorosa dedicata a Lesbia, pseudonimo di Clodia, donna bella quanto spregiudicata che fu anche amante di Marco Aurelio. Le composizioni d’amore, che costituiscono un vero e proprio “decalogo della passione”, e spaziano dalla felicità, alla gelosia, fino al tormento e alla disperazione, sono parte del Liber, la raccolta-quasi sicuramente incompleta e non “d’autore”-composta da 116 carmi suddivisi in base al metro utilizzato. Nel Liber vediamo così accostate le Nugae, componimenti apparentemente disimpegnati e leggeri, ai Carmina docta, di argomento mitologico e lunghezza ben maggiore, alla poesia d’amore e a quella satirica, spesso destinata a politici e poeti del suo tempo, di cui stigmatizzare i vizi. Sebbene il valore di Catullo sia stato in seguito sminuito (penso alle dichiarazioni di Orazio, che lo riteneva limitato) e spesso ridotto a mera “voce della passione”, egli resta uno dei cardini della latinità, nonchè uno dei pochi capaci di oltrepassare il mondo (spesso chiuso) della letteratura latina, per parlare, almeno in traduzione, a uomini di ogni tempo.


