Archivi per la categoria ‘POESIA’
Eugenio Montale: “Non chiederci la parola”

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo Leggi il resto di questo articolo »
La Commedia dantesca: politica e sdegno del poeta di Firenze
Tra le molteplici letture della Commedia di Dante - ricordiamo che l’aggettivo “Divina” venne aggiunto solo da Boccaccio, suo grande studioso – vi è quella politica, direttamente legata alla Firenze del tempo. Un aspetto spesso dimenticato, quello del poeta esule che biasima, pur amandola, ed anzi proprio perchè animato dalla passione, la sua città, a favore di letture strettamente poetiche e teologiche. Eppure l’opera dantesca è soprattutto un incredibile affresco del tempo, un mosaico le cui tessere sono costituite dai nomi e dai volti della Firenze del 1300 lacerata dalle lotte fra guelfi bianchi e neri, città in cui “giusti son due” e in cui le “tre fiere” (lussuria, violenza, avarizia) albergano incontrastate. Leggi il resto di questo articolo »
Catullo: l’amore e la poesia al centro dell’esistenza
Gaio Valerio Catullo, il poeta di Verona vissuto nel I sec a.C., non ha bisogno di molte presentazioni. Egli è ricordato soprattutto per la sua poesia amorosa dedicata a Lesbia, pseudonimo di Clodia, donna bella quanto spregiudicata che fu anche amante di Marco Aurelio. Le composizioni d’amore, che costituiscono un vero e proprio “decalogo della passione”, e spaziano dalla felicità, alla gelosia, fino al tormento e alla disperazione, sono parte del Liber, la raccolta-quasi sicuramente incompleta e non “d’autore”-composta da 116 carmi suddivisi in base al metro utilizzato. Leggi il resto di questo articolo »
Emily Dickinson, la monaca ribelle
NOTTI SELVAGGE-NOTTI SELVAGGE!
SE FOSSI CON TE
NOTTI SELVAGGE SAREBBERO
IL NOSTRO LUSSO!
FUTILI- I VENTI -
PER UN CUORE IN PORTO -
INUTILE LA BUSSOLA
INUTILE LA MAPPA!
REMARE NELL’EDEN -
AH, IL MARE!
SE POTESSI ORMEGGIARE – STANOTTE -
IN TE! Leggi il resto di questo articolo »
Orazio, l’epicureo inquieto
Quinto Orazio Flacco (o più semplicemente, Orazio) è uno dei poeti più grandi della latinità: vissuto nel I sec a.C, la sua biografia si intreccia a quella dei grandi del suo tempo, fra cui Cesare (odiato tanto da combatterlo a fianco di Bruto e Cassio), Ottaviano, alla cui corte divenne “cortigiano”, Mecenate, il suo mentore, Antonio e Cleopatra, il collega Virgilio. Il poeta di Venosa raggiunse il culmine della sua produzione con i quattro libri delle Odi, pubblicati fra il 23 e il 13 a.C. e dedicati a Mecenate con l’invito: “Quod si me lyricis vatibus inseres, sublimi feriam sidera vertice” (se mi conterai tra i poeti, con la sommità del capo toccherò le stelle). Il fascino di Orazio non è cristallizzato nell’antichità: basti pensare alle parole del filosofo Nietzsche, conquistato dal “rapimento artistico” ineguagliabile che, dichiarò, solo la poesia oraziana seppe dargli. Leggi il resto di questo articolo »











